Fotografare il Cibo

Le tecniche per fotografare il cibo

Fotografare il cibo

Come renderlo più appetibile?

Come settore merceologico, tutto il comparto del food rappresenta uno dei più prolifici come interazione sui Social Network, ma risulta anche uno dei più competitivi; saper fotografare il cibo nella maniera corretta può aiutare nella competizione.

L’enorme offerta presente sul mercato impone un’altissima qualità dei contenuti testuali e soprattutto dei contenuti fotografici; difatti, il compito di fotografare il cibo è quella di dover trasmettere agli utenti delle percezioni sensoriali quasi impossibili da veicolare tramite una foto, come qualità olfattive e gustative.

 

Quali sono le basi per fotografare il cibo?

Fotografare il cibo: l’attrezzatura

È bene sottolineare l’importanza di utilizzare un’attrezzatura fotografica consona ed adeguata allo scopo; un treppiedi per evitare la poca incisività e l’effetto mosso, un obbiettivo di qualunque millimetraggio ma che consenta di dare alla foto l’effetto sfocato. Ad esempio, un 200mm dovrà avere il diaframma almeno f/5.6 (l’ideale sarebbe in ogni caso un obbiettivo macro, con la possibilità di aprire il diaframma ad almeno f/2.8) oppure un obbiettivo fisso, un 35mm o un 50mm, con apertura focale massima di f/1.4, in modo da poter chiudere leggermente il diaframma ed ottenere il massimo dell’incisione.

 

Una strategia funzionale e chiara non solo per fotografare il cibo

La primissima cosa da fare, prima di qualunque tecnica, è individuare una strategia di comunicazione, per definire poi uno stile fotografico in base alla comunicazione aziendale ed al piano editoriale.

Prendiamo tre esempi: un piatto tipico locale della cucina tradizionale; un panino in classico stile fast – food; una ricetta di alta cucina elaborata, il cui impiattamento è stato studiato nei minimi dettagli.

È logico pensare che, per i tre tipi prima citati, ci saranno tre diversi stili comunicativi, perché un piatto tradizionale deve trasmettere un certo valore basato sulla tradizione, sulle usanze, e deve sottolineare la genuinità degli alimenti; il panino dovrà invece essere quanto più attraente possibile, quindi sottolineare l’abbondanza e la bontà (non qualità) degli alimenti oppure evidenziare un aspetto divertente della ristorazione; in un piatto ricercato di alta cucina si vorrà, invece, sottolineare e palesare la ricerca e lo studio che ci sono stati dietro un piatto così elaborato e complesso.

Fotografare il Cibo

Foto a Street Food: in questo caso, la posa diagonale dell’hot dog conferisce dinamicità alla foto. I colori sono vivaci e sgargianti, ed il cartellino “Eat Me” da quel tocco divertente alla foto.

Fotografare il Cibo

Foto di a Nouvelle Cuisine: in questo caso, la foto si concentra sui dettagli, cercando di evidenziare la ricerca nella costruzione della ricetta e dell’impiattamento. L’uso dello sfondo sfocato è di grande impatto.

Fotografare il Cibo

Foto a spaghetti: in questo caso, si noti come non c’è stata troppa ricerca nella foto; l’unica volontà è stata quella di rendere quanto più familiare la portata, rievocando il tipico impiattamento della nonna e l’abbondanza delle porzioni.

 

 

Definito lo stile comunicativo all’interno di una strategia, il passo successivo è inquadrare lo stile fotografico con cui si vuole veicolare il messaggio. È fondamentale avere ben chiara una visione d’insieme! Eseguire lo scatto perfetto può generare una foto tecnicamente perfetta ma decontestualizzata dall’ambiente in cui essa va pubblicata, rischierebbe di generare l’effetto opposto, inficiando la comunicazione.

Tecniche  e metodi per fotografare il cibo

Inquadratura e Composizione

Nella maggior parte dei casi, l’inquadratura dovrà essere stretta, dal momento che l’alimento in questione dovrà occupare la maggior parte della foto; per la ricchezza dei dettagli, dipende se questi valgono la pena di essere palesati. Non c’è bisogno di inquadrare tutto il piatto, ma basta solo una buona parte di esso. Per la composizione, questa dovrebbe seguire la strategia comunicativa; quindi, inquadrature dritte e precise per una comunicazione professionale ma statica, o inquadrature diagonali o prospettive per uno stile particolare e dinamico. La regola dei 2/3 può essere il giusto equilibrio tra una foto statica ed una dinamica; questa tecnica consentirebbe, inoltre, la presenza di altri oggetti, coerenti con il piatto e con la strategia comunicativa, all’interno della foto.

Luce ed Illuminazione: fotografare il cibo è illuminare quello che si vuole sottolineare

Il cibo ha un forte bisogno di luce per essere illuminato, ed è doveroso usare una luce naturale per non rischiare di corrompere la scala cromatica. Particolare attenzione va riservata al bilanciamento del bianco, perché se non effettuato correttamente, rischia di rendere il colore dei piatti blu, e non bianco.

Per quanto concerne l’illuminazione in generale, non ci sono consigli da dare, se non quello di attenersi esclusivamente al piano comunicativo. L’immagine che è in testa a questo articolo trasmette un messaggio chiaro e deciso; l’immagine della nouvelle cuisine idem, ma sono due messaggi diametralmente opposti.

 

Lo sfondo ed il fondale

Se si ha un’inquadratura stretta, è consigliabile sfocare lo sfondo usando un diaframma quanto più aperto possibile, facendo però attenzione a mettere a fuoco tutto l’alimento.

Bisogna per forza poggiare l’alimento su un piatto? Anche questo punto va in stretta correlazione con la strategia globale. Un piatto ricercato, nella maggior parte dei casi, richiederebbe uno specifico impiattamento, ma magari un panino può essere poggiato su una tavola di legno, i cui colori potrebbero creare un ottimo effetto di contrasto.

Fotografare il cibo

A titolo esemplificativo, basti vedere la foto in alto al titolo dell’articolo per notare un sapiente uso degli spazi ed una funzionale ricerca creativa nella costruzione del fondale: un panno che permette alle fette di pane di poggiarsi, sopra un altro fondale costituito da due fette spesse; la presenza una polvere intorno che va a “rompere” la monotonia del piano: un mix di briciole e farina che aumenta la percezione di genuinità.

 

I colori

Secondo il professor Charles Spence della Oxford University, il colore di un alimento crea un’aspettativa sul gusto dell’alimento stesso; possiamo usare i colori, quindi, per cambiare o correggere la percezione del gusto delle persone nei confronti del cibo fotografato. Come possiamo tradurre la teoria in pratica?

Selezionando adeguatamente i colori specifici e le tonalità precise della fotografia in post-produzione per dirigere verso il nostro obbiettivo comunicativo la percezione degli utenti. Possiamo usare un leggerissimo filtro fotografico dal colore rosa pastello per dare una spintarella verso il dolce. Un verde foglia leggero per indirizzare la percezione verso la naturalità degli alimenti. Un blu di qualunque tonalità, invece, porterà inevitabilmente verso un peggioramento di qualsiasi percezione, tranne forse in rari casi riguardo il pesce.

 

Fotografare il cibo è un compito delicato

La vera unica regola per fotografare il cibo è che non esistono regole fisse, per il semplice motivo che la fotografia in sé è un veicolo informativo, e la struttura della fotografia deve necessariamente essere inquadrata in un piano comunicativo onnicomprensivo.

Tuttavia, esistono tecniche e linee guida che indirizzano le scelte compositive e cromatiche, e magari aiutano l’indirizzamento percettivo degli utenti. Mentre i punti concernenti il fondale, la composizione e l’illuminazione sono regole sommarie, l’ultimo passaggio, quello riguardo i colori da implementare, non è essenziale per una buona riuscita.

Acquisisce importanza nell’ottica di un piano editoriale e comunicativo e va calibrato con estrema delicatezza, perché l’applicazione sbagliata di un filtro o qualsivoglia effetto in post-produzione può portare ad un considerevole allontanamento da qualunque obbiettivo prefissato in partenza.

 

Per qualunque chiarimento, o semplicemente per saperne di più, non esitare a contattarci qui.

Per una definizione della fotografia, consulta il glossario qui.

 

Sitografia

Scott Kelby, raggiungibile qui.

Michael Freeman, visionabile qui.

Bibliografia

S. Kelby, Il libro della fotografia digitale, Milano – Torino, Pearson Italia, 2013.

C. Spence, Gastrophysics, London, Penguin Books, 2017.

M. Freeman, L’occhio del fotografo, Modena, Logos, 2008.

S. Kelby, Illumina scatta ritocca, Milano – Torino, Pearson Italia, 2012.

M. Freeman, Photo School Esposizione, Modena, Logos, 2012.

Comments are closed.